Orfismo e tradizione iniziatica

Orfismo e tradizione iniziatica

di Raphael

Quale messaggio può offrire l'Orfismo all'uomo di oggi? Come ci si può accostare a una filosofia che a prima vista può sembrare tanto remota ma che in realtà rappresenta il fulcro, il sorgere di tutto il pensiero speculativo dell'Occidente? Con l'Orfismo si inizia a parlare di qualcosa di divino e non mortale presente nell'uomo, della "divinità" dell'anima e della sua "caduta", ma soprattutto si àncora in Europa, e quindi in Occidente, la visione metafisica dell'Essere. «Si può ben dire - scrive Raphael - che la Tradizione orfica è stata la prima a proporre una visione autenticamente metafisica; anzi, si può persino credere che sia non-duale (advaita), dal momento che intende reale assoluto solo l'Essere supremo di cui Dioniso è una rappresentazione universale. E senza Orfeo, Parmenide non potrebbe concepire l'Essere supremo (l'Orfismo si sviluppa con notevole successo in Sicilia e nella Magna Grecia in genere), né Platone il mondo intelligibile e l'Uno Bene». L'importanza dell'Orfismo viene riconosciuta anche da alcuni studiosi i quali affermano che: «...senza l'Orfismo noi non spiegheremmo Pitagora, non Eraclito, non Empedocle, e, naturalmente, non Platone e quanto da lui deriva». L'instaurazione dell'Orfismo si è determinata quando la "religione omerica" dominante stava perdendo la sua funzione, quindi la figura di Orfeo si colloca in un contesto di trasformazione e rinnovamento delle coscienze. Orfeo ha rettificato il culto di Dioniso, che era stato degradato e trasformato in superstizione, ha svelato verità di ordine intelligibile, ha composto una scienza del Rito e del Numero attraverso la musica, ha istituito i piccoli e i grandi Misteri.