Quando vedrò il tuo volto? La sete di Dio nella preghiera dei Salmi

Quando vedrò il tuo volto? La sete di Dio nella preghiera dei Salmi

"La mia anima ha sete di Dio - del Dio vivente - quando verrò, e vedrò il volto di Dio?" (Sal 42-43). Questa domanda apre il secondo libro del Salterio (Sal 42-72) e lo caratterizza in profondo nel segno di "libro degli esilii" dove il problema di chi prega non è più soprattutto e soltanto ?esterno', costituito dagli avversari del giusto, ma piuttosto personale e interiore, focalizzato dal rapporto - diventato sempre più difficile e impegnativo - tra Dio e l'orante, che ne è l'anima più viva e più vera, lungo tutti i suoi diversi tornanti. Su questo tema le voci di esperti biblisti offrono una sorta di ?piccola grammatica della preghiera' di chi fatica a trovare la relazione con Dio, non ne coglie le tracce nella propria vita, se ne sente distante, talvolta come abbandonato. Muovendo dalla coppia dei salmi iniziali "Tristezza dell'anima e sete di Dio" (Sal 42-43, R. Vignolo), "Quando Dio si dimentica di noi" (Sal 44, F. Dalla Vecchia) -, viene valorizzato il luminoso esito finale del percorso, raggiunto nel Sal 72, espressione della migliore speranza messianica degli afflitti e dei miseri ("Il regno del Messia", G.

Barbiero). Tra l'inizio e la fine del secondo libro dei Salmi, spiccano tre tappe del cammino, centrate su "Sapienza di vita e speranza in Dio" (Sal 49, P. Bovati), sulla sete di Dio (Sal 63: "Il tuo amore vale più della vita", L. Invernizzi) e infine sul Sal 68 ("Una casa dona Dio ai solitari", M.I. Angelini), un salmo di speciale importanza per la tradizione monastica.